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Prodotti chimici e infertilità

Negli uomini la qualità dello sperma diminuisce costantemente. Anche negli animali sono stati riscontrati disturbi della fertilità. Tra i fattori che possono determinare l’infertilità figura l’esposizione a prodotti chimici.

Diminuzione della fertilità nell’essere umano

Sono sempre più numerose le coppie che, nonostante il desiderio di un figlio, non riescono a concepire. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l’infertilità è definita dal mancato raggiungimento di una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti sessuali regolari non protetti. L’infertilità può dipendere dall’uomo, dalla donna o da cause non identificabili. Oggi, questa condizione riguarda circa il 17,5 per cento della popolazione mondiale, ossia circa una persona su sei (OMS,2023).

Negli uomini che vivono nei Paesi industrializzati, la concentrazione di spermatozoi nello sperma è diminuita della metà negli ultimi 50 anni. Sono inoltre più frequenti le malformazioni degli organi sessuali maschili, come il criptorchidismo (assenza di uno o di entrambi i testicoli nello scroto) o l’ipospadia (malformazione dell’uretra). Anche i casi di tumore ai testicoli e alla prostata sono aumentati. Nelle donne si osserva una maggiore incidenza di problemi di salute con un impatto diretto sulla fertilità. I casi di sindrome dell’ovaio policistico o di endometriosi, ad esempio, sono in costante crescita. Il tasso di tumore al seno è aumentato in modo significativo e, nelle ragazze, la pubertà si manifesta sempre più precocemente. L’origine di questi disturbi e malattie non è ancora stata stabilita con certezza.

Impatto sull’ambiente

Negli ultimi decenni è diminuita anche la fertilità di alcune specie animali selvatiche. Gli alligatori del lago Apopka negli Stati Uniti, le foche del mare di Wadden e le lontre in Svizzera sono in via di estinzione o già scomparse. In molte specie animali selvatiche sono state inoltre osservate malformazioni degli organi riproduttivi maschili. I pesci e, più in generale, l’ambiente acquatico sono particolarmente colpiti da questi disturbi della riproduzione,

la cui causa più probabile sono i prodotti chimici che contaminano gli habitat degli animali selvatici. Gli interferenti endocrini possono infatti alterare il sistema ormonale degli animali e ostacolarne la riproduzione. Questo nesso causale è stato dimostrato in laboratorio. È dunque legittimo chiedersi se le sostanze chimiche possano essere all’origine del calo della fertilità negli esseri umani.

Il sistema riproduttivo umano

Per capire come i prodotti chimici presenti nel nostro ambiente possano alterare la fertilità, è utile ricordare brevemente come si sviluppano e come funzionano gli organi sessuali.

Nella prima fase dello sviluppo, l’embrione possiede già l’informazione genetica che ne determina il sesso, ma i futuri organi sessuali non hanno ancora iniziato a formarsi. Negli embrioni maschili, gli organi sessuali si sviluppano durante l’intera gravidanza per l’azione degli ormoni sessuali maschili. Se l’effetto di questi ormoni è inibito da sostanze chimiche, anche lo sviluppo degli organi sessuali risulterà ostacolato.

Gli embrioni femminili non hanno bisogno di ormoni maschili, perché i loro organi sessuali si formano spontaneamente. I futuri ovuli (chiamati ovociti fino alla maturazione finale) vengono prodotti già allo stadio embrionale. Le bambine nascono quindi con una quantità di ovociti limitata ma sufficiente per tutta la loro vita fertile.

La nascita è seguita da una fase di quiescenza che si protrae fino alla pubertà, la quale è attivata da un aumento degli ormoni sessuali. In questa fase si sviluppano i caratteri sessuali secondari, e gli organi genitali iniziano a svolgere le loro funzioni. Anche la produzione degli spermatozoi e la maturazione degli ovociti in ovuli sono regolate dagli ormoni sessuali.

Negli uomini, a differenza di quanto avviene nelle donne, la produzione di spermatozoi inizia soltanto con la pubertà. La spermatogenesi avviene in modo continuo nei testicoli. L’uomo mantiene naturalmente tale capacità e, in assenza di problemi, resta fertile per tutta la vita. Per fecondare un ovulo, gli spermatozoi devono essere privi di anomalie, mobili e presenti in numero sufficiente.

Nelle donne, a partire dalla pubertà, ogni mese un solo ovocito tra migliaia giunge a maturazione fino allo stadio di ovulo che può quindi essere fecondato. La fertilità femminile è ottimale tra i 20 e i 25 anni, per poi diminuire gradualmente. Dopo i 35 anni, la probabilità di concepimento scende al 50 per cento, perché la riserva ovarica si riduce e la qualità degli ovuli peggiora. Dopo diverse centinaia di cicli, quando la riserva si esaurisce, subentra la menopausa e la donna perde la fertilità.

L’insieme di questi processi è regolato dall’azione complessa degli ormoni, per cui un malfunzionamento del sistema ormonale può compromettere anche il sistema riproduttivo.

Cause potenziali

Si stima che un terzo dei casi di infertilità riguardi le donne, un altro terzo gli uomini e il terzo restante entrambi i partner. Le difficoltà riproduttive di una coppia possono avere diverse cause. Rispetto al passato, le abitudini di vita sono profondamente cambiate: le coppie hanno figli più tardi e, come esposto sopra, la fertilità diminuisce con l’età. Anche l’aumento dei problemi psicologici, dello stress o delle cattive abitudini alimentari e il maggiore consumo di stimolanti o droghe possono influire negativamente sulla fertilità.

Sono dunque numerosi e di varia natura i fattori che possono contribuire all’infertilità, sia negli uomini sia nelle donne:

  • Fattori psicosociali : difficoltà psicologiche, stress, tendenza a posticipare la maternità ecc.
  • Fattori comportamentali : cattiva alimentazione, consumo eccessivo di caffè e alcol, tabagismo, consumo di droghe ecc.
  • Malattie : sovrappeso o magrezza eccessiva, malattie metaboliche, malattie infettive, disturbi del sistema ormonale o immunitario ecc.
  • Malformazioni congenite dell’apparato riproduttivo
  • Esposizione a fattori ambientali : sostanze chimiche, radiazioni, inquinamento atmosferico ecc.

Fattori ambientali e interferenti endocrini

Tra i fattori ambientali rientrano le sostanze chimiche, in particolare gli interferenti endocrini, che possono imitare o modificare l’azione degli ormoni naturali, compromettendo l’equilibrio ormonale essenziale ai fini della riproduzione. Gli interferenti endocrini possono, ad esempio, causare anomalie nello sviluppo degli organi riproduttivi e del comportamento sessuale, favorire l’emergere di caratteristiche femminili nei soggetti maschi, ridurre la fertilità o anticipare la comparsa della pubertà nelle ragazze. I feti e i bambini piccoli sono particolarmente sensibili a queste alterazioni dell’equilibrio ormonale.

Oltre alle sostanze chimiche, vi sono altri fattori ambientali da considerare, tra cui l’esposizione ai metalli pesanti, all’inquinamento atmosferico e alle radiazioni elettromagnetiche, che si sospetta possano compromettere la qualità dello sperma, sebbene il loro impatto sulla fertilità umana non sia ancora stato chiaramente dimostrato. L’onnipresenza degli interferenti endocrini, infatti, rende molto difficile stabilire un nesso causale chiaro tra il calo della fertilità osservato nella popolazione e queste sostanze o altri fattori ambientali.

Sono in corso numerosi studi volti ad accertare se determinati prodotti chimici presenti nell’ambiente siano responsabili di questa evoluzione e del declino della fertilità umana. L’ipotesi secondo cui queste sostanze potrebbero avere gli stessi effetti sull’essere umano è plausibile, considerando la somiglianza biologica con gli animali da laboratorio e le correlazioni osservate in studi su alcune popolazioni. La molteplicità dei fattori da considerare complica tuttavia il lavoro dei ricercatori. La vera sfida consiste nel dimostrare che una singola sostanza possa essere all’origine del problema dell’infertilità umana. Sono necessarie ulteriori indagini scientifiche per evidenziare questo nesso causale.

E in Svizzera?

Nell’ambito del Programma nazionale di ricerca sugli interferenti endocrini (PNR 50), sono stati avviati degli studi per valutare la qualità spermatica tra i giovani uomini svizzeri. I risultati sono preoccupanti, visto che sui 2523 volontari esaminati, meno del 40 per cento presentava uno sperma di buona qualità. In oltre il 60 per cento dei casi, la concentrazione, la motilità e/o la morfologia degli spermatozoi erano inferiori agli standard di riferimento fissati dall’OMS (Rahban et al., 2019). È probabile che a questo fenomeno concorrano diverse cause, tra cui lo stile di vita, la contaminazione da prodotti chimici, le malattie o i trattamenti medici. Lo studio di Istvan et al. (2021) ipotizza un legame tra la qualità dello sperma di questi giovani uomini e una possibile esposizione della madre a determinate sostanze chimiche in ambito professionale (tra cui interferenti endocrini) durante la gravidanza. L’analisi delle variazioni geografiche condotta recentemente dai ricercatori ha evidenziato alcune differenze, che non sono tuttavia sufficienti a dimostrare un collegamento diretto (Rahban et al., 2025). Proseguono le indagini per valutare l’impatto sulla fertilità e stabilire se esista un nesso tra il peggioramento della qualità spermatica e l’esposizione a interferenti endocrini o altri fattori.

Legislazione

La legislazione in materia di prodotti chimici disciplina già le sostanze nocive per la salute, in particolare quelle con effetti comprovati sulla fertilità e/o sullo sviluppo. Viene aggiornata regolarmente per integrare le più recenti scoperte scientifiche. Attualmente, vengono inoltre introdotte nuove norme volte a limitare l’esposizione agli interferenti endocrini e a ridurre i rischi per la popolazione e per l’ambiente.

Ulteriori informazioni

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Ufficio federale della sanità pubblica UFSP

Divisione prodotti chimici
Schwarzenburgstrasse 157
Svizzera - 3003 Berna