2. Il consenso libero e informato al trattamento o alla cura

Nessun trattamento può essere eseguito senza il consenso libero e informato di un paziente capace di discernimento, sia esso adulto o minorenne. Il paziente ha il diritto di rifiutare o interrompere un trattamento o di lasciare un istituto di cura. 

In pratica

Per dare il proprio consenso libero a un trattamento, il paziente deve essere debitamente informato dal professionista della salute. Quest’ultimo è tenuto a fornirgli informazioni sufficienti e appropriate. Dopo essere stato informato, il paziente capace di discernimento mantiene il diritto di cambiare parere e di revocare il proprio consenso. Ha il diritto di rifiutare un trattamento, di interromperlo o di lasciare in ogni momento un istituto di cura. In tal caso, il professionista della salute informa il paziente sui rischi di una tale decisione e gli chiede di norma una conferma scritta. Sta pertanto al paziente assumersi gli eventuali rischi legati al rifiuto di un trattamento.

Trattamenti senza consenso

Di regola i trattamenti coatti (trattamento o ricovero senza il consenso del paziente) sono vietati. In via eccezionale e a condizioni molto rigide, persone ricoverate a scopo di assistenza o persone incapaci di discernimento curate negli istituti psichiatrici possono essere costrette a seguire un trattamento.
A un paziente possono pure essere imposte misure che limitano la libertà di movimento, a condizione che il suo comportamento rappresenti un pericolo grave per la sua salute, la sua sicurezza o per quelle altrui (se ad esempio si comporta in modo violento) e se ogni altra misura è fallita.
Vi sono altre disposizioni legali che possono limitare la libertà individuale, ad esempio la legge sulle epidemie che permette di ricoverare le persone affette da determinate malattie contagiose.

Cos’è la capacità di discernimento?

Essere capaci di discernimento significa avere la facoltà di valutare una situazione e di prendere le decisioni che ne conseguono. La capacità di discernimento deve essere determinata in funzione della situazione concreta in cui si trova la persona e del problema che si pone; tale capacità va valutata ogni volta che è necessario prendere una decisione. Si presume che ogni persona sia capace di discernimento, ad eccezione dei bambini piccoli e delle persone che ne sono private in seguito a disabilità mentale, turbe psichiche, ebbrezza o ad altre cause simili. Il fatto di essere colpiti da turbe psichiche, di essere molto anziani, di essere posti sotto curatela o di essere minorenni non è sinonimo d'incapacità di discernimento. Tale capacità deve essere valutata caso per caso.

Il professionista della salute deve chiedere il consenso del paziente per ogni suo intervento?

Di norma sì, ma la forma del consenso può variare. Se si tratta di cure non invasive o di cure di routine, come ad esempio di un prelievo del sangue o della misurazione della pressione arteriosa, il consenso può essere tacito. Per il resto, il professionista della salute deve chiedere espressamente al paziente l’accordo a sottoporsi al trattamento proposto.

Che cosa succede se il paziente non è (più) capace di discernimento?

Prima di effettuare un trattamento sul paziente, il professionista della salute deve sincerarsi della sua volontà presunta. S’informerà per sapere se il paziente ha redatto una dichiarazione anticipata e / o se ha un rappresentante terapeutico. In assenza di un rappresentante terapeutico (designato dal paziente o dall’autorità competente), i suoi congiunti sono abilitati a decidere per il paziente. In una tale situazione, i professionisti della salute sono svincolati dal segreto professionale nei loro confronti, se necessario. Il paziente è inoltre coinvolto, nella misura del possibile, nell’elaborazione del piano terapeutico che il medico deve allestire in accordo con il rappresentante terapeutico o con i congiunti del paziente. In caso di urgenza e se il paziente non ha un rappresentante terapeutico, il professionista della salute agisce nell’interesse del paziente, tenendo conto della sua volontà presunta. In caso di ricovero a scopo di assistenza a causa di turbe psichiche, si applicano disposizioni particolari.

Chi sono i congiunti di un paziente?

I congiunti di un paziente sono: il coniuge o il partner registrato (a condizione che sussista una comunione domestica o assistenza personale), la persona che vive in comunione domestica con il paziente, così come i suoi discendenti, il padre, la madre e quindi i fratelli e le sorelle, a condizione che questi prestino un'assistenza personale al paziente. Queste persone hanno il diritto di dare o rifiutare il consenso per cure mediche se il paziente non è già rappresentato (da una persona designata nelle dichiarazioni anticipate o un mandato precauzionale o da un curatore designato dall’autorità competente).

Ultima modifica 18.07.2019

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